mercoledì 1 giugno 2011

DALL'OTTOCENTO AI GIORNI NOSTRI




La pedagogia dell’ottocento e dei secoli esorta al gioco; il pedagogista tedesco F.Froebel (1782-1852) affermava che il gioco è la vera attività naturale del bambino e che dai giochi dipendono le future relazioni del bambino; tra l’800 e il 900 il pensiero di Dewey, della Montessori e di Piaget segneranno l’affermazione definitiva dell’attività ludica come componente fondamentale dello sviluppo del bambino.

Nella società ottocentesca il giocattolo diventò sempre più importante, soprattutto in Francia, Inghilterra e Germania nacquero
fabbriche per la produzione di giocattoli in serie, divisi a seconda dei ceti, per età e sesso.
Già nel 1793 a Norimberga un commerciante aveva in catalogo più di 12000 articoli (bambole, soldati, animali…) in tutte le possibili dimensioni e varietà di prezzi.

L’industria del giocattolo visse la sua stagione d’oro tra il 1850 e il 1914; particolare successo riscossero i giocattoli di latta, perché oltre alla precisione nella fattura e nella ricerca di eleganza nelle forme , riproducevano le grandi invenzioni meccaniche. Vennero infatti realizzati trenini, automobili, navi; vennero anche creati clowns e animali dotati di movimenti automatici molto semplici.
L’industria del giocattolo incise in modo preponderante sull’
economia dei paesi produttori, ma l’Italia iniziò tardi la sua produzione; per i giocattoli in legno la prima industria sembra essere nata ad Asiago nel 1885, mentre la prima industria di giocattoli e di bambole è stata la Furga di Canneto sull’Oglio (Mantova) nel 1872.
Proprio nel campo della produzione di bambole si assistette ad una produzione enorme di esemplari, destinata sia la mercato europeo che americano, per poter soddisfare una clientela sempre più vasta ed esigente.

Negli anni 20 e 30 del Novecento iniziarono e si svilupparono industrie del settore, soprattutto tedesche, che proprio tra le due guerre raggiungono l’apice della qualità nella produzione.
Ma la seconda guerra mondiale sconvolse tutto, per cui le fabbriche furono chiuse o distrutte, le materie prime si esaurirono.
Nella faticosa fase di ricostruzione qualcosa era ormai cambiato: si iniziò a fare uso di nuovi materiali, come la celluloide e la plastica, che apportarono una vera rivoluzione nella produzione di bambole e balocchi.
Nel frattempo le teorie pedagogiche vanno sempre più affermando il ruolo fondamentale del gioco nel processo di apprendimento e formazione del bambino.
Nel 1899 nacque a Brooklyn il primo Museo dei Bambini, in cui si partiva dal presupposto che il bambino ha metodologie di apprendimento diverse dall’adulto e quindi impara più facilmente giocando e sperimentando alcune realtà che rappresentano un continuo stimolo alla creatività e all’immaginazione.
Attualmente solo negli Stati Uniti esistono
300 musei per bambini finalizzati a tre attività di apprendimento: imparare facendo, imparare esplorando, imparare toccando. In Europa a partire dagli anni 70 c’è stato uno sviluppo di iniziative museali rivolte ai bambini, ma in Italia solo nel 1998 è stato aperto a Genova il primo Museo dei Bambini.

Negli ultimi anni c’è stato un progressivo interesse per
la storia del gioco e del giocattolo, per cui sono nate mostre, iniziative, esposizioni con la partecipazione attiva dei bambini, per far conoscere loro come giocavano i coetanei di un tempo (come avviene presso il Centro per la Cultura Ludica di Torino o presso l’Accademia del Gioco dimenticato di Milano).
Sono inoltre stati aperti musei del giocattolo con diverse specializzazioni:
  • Museum of Childhood fondato a Edimburgo nel 1957, il primo ad utilizzare il giocattolo come chiave di lettura per la storia dell’infanzia; l’Art de l’enfance a Rumilly in Francia raccoglie 10.000 giocattoli.
In Italia troviamo:

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